La recensione: Federico Ballanti, “Le maschere dell’Essere. Uno studio su Martin Heidegger”

Se la filosofia è, classicamente, una via, significa che per essere filosofi bisogna vivere da filosofo. Martin Heidegger lo ha certamente fatto. Al compimento della filosofia e alla sua rifondazione Heidegger ha dedicato la sua vita. Alla distruzione della Metafisica per tornare ad un pensiero pre-metafisico, un pensiero dell’ascolto dell’Essere, ha dedicato la sua prima opera, il suo capolavoro, «Essere e Tempo».

Il filosofo tedesco non ha risparmiato le sue energie, non ha esitato a scegliere la via del potere, con la nefasta adesione al nazismo, non ha mai cercato mediazioni e non ha mai abiurato una sua idea. Sicuramente non a livello politico. Ma forse neanche a livello filosofico. Almeno in apparenza. Heidegger ha più volte cambiato strada, ha spesso lasciato cadere delle idee per ripresentarle sotto forme diverse o da punti di vista diversi, ha cercato, in altre parole, percorsi spesso tra loro distanti per ottenere i risultati voluti, nonostante i punti di crisi e/o di svolta che il pensiero stesso gli imponeva.

Identificare questi percorsi sotterranei nella sua opera, disegnare la mappa dei molti sentieri interrotti che il filosofo ha percorso ed abbandonato, rintracciare i luoghi nei quali è giunto senza trovare la risposta che cercava, questo lo scopo del libro di Ballanti. Il cui obiettivo è certamente ambizioso: mostrare che fin dall’inizio il pensiero di Heidegger è un pensiero emotivo, estetico, che ha cercato nella radice inconscia la sua propria fondazione/giustificazione, anche quando, formalmente, come in «Essere e Tempo», esso si presenta tecnicamente strutturato come pensiero logico-sistematico. Il libro è dunque a sua volta un percorso alla ricerca dei molti volti che l’Essere assume nel percorso heideggeriano.

Trovare l’ontologia dove si dà l’estetica, categorizzare il poetico, analizzare metafisicamente il linguaggio dell’arte. In questo difficile compito appare il problema estetico come problema epistemologico: esso nasce in Heidegger con lo stesso nascere del problema dell’Essere che deve essere indagato a partire dall’uomo, perché è questo (l’uomo, il Dasein) il luogo nel quale sorge il problema. La problematica dell’apertura fondante è già avviata con questo primo passo del pensiero.

Esserci ed essere-per-la-morte. Opera ed essere-per-la-verità. Linguaggio ed essere-per-il-silenzio. Sono i tre schemi concettuali usati da Ballanti per analizzare il cammino di Heidegger nello sforzo di esprimere la tensione verso l’autentico ed il primo che il concetto di Befindlichkeit (situazione emotiva, introdotto in «Essere e Tempo») mostra nella sua apertura. Dopo aver intravisto, in quel primo disvelarsi del proprio essere, la luce di quell’è, inizia l’oblio dell’essere, il rimpianto, la rammemorazione, la ricerca del senso dell’essere (della sua verità). Inizia il problema della conoscenza, il problema del perché si deve conoscere, e come si possa conoscere. Inizia, in altre parole, il problema della filosofia in quanto tale. Il problema della risoluzione di un enigma.

Federico Ballanti
Le Maschere dell’Essere. Uno studio su Martin Heidegger
Edizioni Lampi di Stampa Gruppo Messaggerie
ottobre 2010

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